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Il segreto della felicità è la libertà. Il segreto della libertà è il coraggio. "- Tucidide. Θουκυδίδης, Thūkydídēs -Atene,ca. a.C. 460 a.C.- dopo il 440 a.C. -

24 ottobre 2015

Roberto SALVINI, Lega Nord, un concusso tra i corrotti?

Tutela e la bonifica amianto Firenze – Primo atto della seduta, il Consiglio Regionale.
Piano per la tutela dall’amianto, 
mercoledì 21 ottobre 2015 ore 22:39 | Cronaca) http://www.nove.firenze.it/
Per la mozione Amianto:
Roberto Salvini, leghista di Pisa
roberto salvini
Intervento di Roberto Salvini (Lega nord) : ha espresso il suo favore alla mozione, avvertendo però “che bisogna rimanere con i piedi per terra, perché l’amianto è dappertutto, nelle tubature dell’acqua, nelle porte antincendio, nelle pareti delle scuole. Quindi bisogna agire gradatamente, altrimenti occorreranno miliardi per gli interventi”.
La risposta sui piedi a terre:
Come ha riconosciuto l’amianto  è presente ovunque, ora è anche chiaro che la questione amianto era a conoscenza di tutti o almeno lo era senz'altro per gli addetti ai lavori, questa situazione ha provocato un danno e ha delle responsabilità dirette e indire.
Chi deve pagare?
I cittadini che sono stati prima obbligati ad accettare la dispotia del diritto di sussidiarietà e ingoiare l’amianto?
Inoltre gli stessi cittadini devo pagare ancora quando sono coinvolti personalmente in stabili o scuole o impianti idrici ecc.?  La valutazione di uno stabile inquinato d’amianto viene considerato come se non lo fosse falsando la reale valutazione.
Il politico cosa deve fare,  coprire le malefatte dei suoi precedenti compagni di mirande? Così far si che coloro che hanno subito già il danno ne subiscano anche la beffa pagando come  se l’ambiente scolastico o abitativo non fosse inquinato?
Certo è che il danno amianto lo stiamo pagando tutti ma per alcuni il costo non è proporzionale visto che lo subiscono direttamente e per altri coloro che hanno gestito la cosa pubblica e che si sono arricchiti non pagano anzi continuano a stare e bene molto bene, coperti da una politica a dir poco assente se non dire mafiosa e concussa con il passato.
Stiamo stanchi di politici che predicano bene e poi dimenticano l’impegno di tutela difesa rispetto verso il popolo e questa ne è una esplicita esemplificazione quale linea strategica di un partito. (?)
O forse è solo ingenuità o ignoranza? Troppo costose e comunque anche in questo caso pesano solo sul popolo!

23 ottobre 2015

La pressione fiscale aumenta, aumentano le disuguaglianze e diminuiscono i servizi. E se i nuovi «Masaniello» avessero ragione


di Marco Bascetta
Alla vigi­lia di ogni legge di sta­bi­lità il dibat­tito sulla pres­sione fiscale ritrova un suo asfit­tico momento di vita. Dif­fi­cil­mente si spinge però oltre una mate­ria buona per dema­go­ghi e com­mer­cia­li­sti. Un pen­siero forte sulla fisca­lità sem­bra fermo da decenni e, soprat­tutto, sal­da­mente anco­rato a una destra che sa bene quello che vuole. Gli si oppone da sini­stra, con spi­rito egua­li­ta­rio e scarso ascolto poli­tico, la denun­cia della «regres­si­vità» del sistema fiscale e la pro­po­sta di un suo rivo­lu­zio­na­mento por­tate avanti da Lan­dais, Piketty e Saez (Per una rivo­lu­zione fiscale, La scuola, 2014).

Sul fronte oppo­sto, per quanto dete­sta­bili, i nipo­tini di Hayek, hanno saputo dimo­strare un certo rigore e inse­diarsi sta­bil­mente nell’orientamento di poli­ti­che gover­na­tive impe­gnate nella com­pe­ti­zione per la migliore offerta di van­taggi fiscali. Il loro totem, la cele­bre «curva di Laf­fer» nella quale si dimo­stra che oltre un certo limite di impo­si­zione fiscale il get­tito decre­sce per­ché decre­sce­rebbe l’imponibile più rapi­da­mente dell’aumento dell’imposta, sta ancora in piedi, sia pure in virtù di bru­tali rap­porti di forza. Anche se l’ipotesi para­dos­sale da cui muove, secondo cui una impo­si­zione del 100% cor­ri­spon­de­rebbe alla disin­cen­ti­va­zione di qual­siasi atti­vità è banal­mente incon­tro­ver­ti­bile, almeno in una eco­no­mia di mercato.

Da qui discende, per vie non pro­prio lim­pide, l’avversione per qual­si­vo­glia pro­gres­si­vità fiscale, la difesa dei patri­moni e delle ren­dite, il dirot­ta­mento dell’imposizione verso i con­sumi, il con­cetto che il wel­fare se lo devono pagare soprat­tutto quelli che ne usu­frui­scono (e dun­que non i più ricchi).

Insomma la destra, sul fisco, ha le idee assai chiare.

Del resto non pochi governi di sini­stra hanno fatto ricorso, in forma più o meno miti­gata, a que­ste stesse ricette. Cir­co­stanza che acui­sce la neces­sità delle sini­stre di governo, quando non inte­gral­mente con­ver­tite al libe­ri­smo, di distin­guersi in qual­che modo dalle poli­ti­che fiscali della destra, soste­nendo il valore, per l’evoluzione della società in gene­rale, di un’alta impo­si­zione fiscale. Almeno fin dove il con­senso non ne risulti troppo minacciato.

Su la Repub­blica l’ex mini­stro Vin­cenzo Visco ten­tava qual­che tempo fa di elen­care gli ele­menti discri­mi­nanti: la pro­mo­zione del wel­fare e la sua gestione sta­tale che garan­ti­rebbe attra­verso la ridu­zione dei rischi indi­vi­duali mag­giore effi­cienza e pro­dut­ti­vità, oltre alla ridu­zione delle dise­gua­glianze. Alla quale dovrebbe prov­ve­dere anche una poli­tica di pro­gres­si­vità fiscale. A que­sto insomma «ser­vono le tasse».

Fatto sta che né della pro­gres­si­vità fiscale e men che meno della ridu­zione delle dise­gua­glianze, che al con­tra­rio sono cre­sciute a dismi­sura, si è vista trac­cia alcuna nel cre­pu­scolo «miglio­ri­sta» delle socialdemocrazie.

Sulle colonne di que­sto gior­nale, il 29 set­tem­bre, Roberto Romano sot­to­li­neava la rela­zione diretta tra diritti e pre­lievo fiscale: «Dove esi­ste un’adeguata pres­sione fiscale si osserva un ade­guato stato sociale e tassi di cre­scita media­mente più alti». E, cer­ta­mente, per buona parte del Nove­cento in diverse eco­no­mie avan­zate que­sto nesso è stato ben visi­bile (lo è ancora in alcune eco­no­mie forti del nord) e il rap­porto tra wel­fare e pre­lievo fiscale effettivo.

Ma le tasse ser­vono ancora così prio­ri­ta­ria­mente a que­sto scopo?

A giu­di­care dalla vicenda greca e dalle pre­scri­zioni fiscali della Troika, fon­date sull’assunto che i cit­ta­dini greci ave­vano vis­suto «al di sopra dei pro­pri mezzi», con­ver­rebbe dubi­tarne. Dopo i pro­cessi di finan­zia­riz­za­zione che hanno ridi­se­gnato l’economia glo­bale e asse­gnato nuovi com­piti agli stati nazio­nali si può ancora descri­vere la fisca­lità in que­sti termini?

La fac­cenda è tutt’altro che sem­plice. Ma intanto ci si deve porre una domanda: per­ché mai l’aumento della pres­sione fiscale non è stato accom­pa­gnato da un raf­for­za­mento del wel­fare, ma, al con­tra­rio, dal suo ridi­men­sio­na­mento, da una raf­fica di pri­va­tiz­za­zioni e spen­ding review, da una ridu­zione costante dei diritti del lavoro?

Per atte­nerci alla sola serie sto­rica ita­liana, la pres­sione fiscale è pas­sata dal 30 al 45% tra il 1980 e il 2014 e certo non si può dire che le dise­gua­glianze siano dimi­nuite e i diritti aumen­tati in que­sta stessa misura. Piut­to­sto, all’aumento delle impo­ste si è accom­pa­gnato negli ultimi anni l’impoverimento dei ceti medio-bassi.

Se si met­tesse a con­fronto la sto­ria del wel­fare e quella della fisca­lità in diversi paesi euro­pei c’è da scom­met­tere che il nesso tra que­sti due ele­menti risul­te­rebbe tutt’altro che lineare. Per­ché, come è apparso evi­dente con la crisi dei debiti sovrani e con l’enorme flusso di denaro desti­nato a rica­pi­ta­liz­zare sistemi ban­cari dediti al gioco d’azzardo, la fisca­lità è diven­tata uno stru­mento deci­sivo di garan­zia e con­ti­nuità della ren­dita finanziaria.

Il fab­bi­so­gno degli stati non è certo ridu­ci­bile al man­te­ni­mento del wel­fare. Cor­ru­zione, clien­tele, caste, spre­chi , eva­sione, cer­ta­mente inci­dono, ma non costi­tui­scono affatto una spie­ga­zione esau­riente. Il fisco, e soprat­tutto la tas­sa­zione indi­retta, è infatti anche un tra­mite, sem­pre più impor­tante, nel tra­sfe­rire parte della ric­chezza social­mente pro­dotta (fuori dai rap­porti sala­riali, dai mer­cati con­trol­la­bili e spesso da ogni forma di retri­bu­zione) nel cir­cuito finan­zia­rio e nei canali di una redi­stri­bu­zione delle risorse indi­riz­zata verso l’alto: la «regres­si­vità fiscale» di cui scrive Piketty, ossia la pro­te­zione degli alti red­diti e dei grandi patrimoni.

I difen­sori dei pro­fitti e delle ren­dite, ricon­dotti alla cate­go­ria del «rispar­mio», sup­po­sto dispo­ni­bile a tra­sfor­marsi in «inve­sti­mento», giu­sti­fi­cano la loro avver­sità alla tas­sa­zione pro­gres­siva con l’argomento dell’occupazione: se il tor­na­conto dei datori di lavoro dovesse peg­gio­rare, la domanda di lavoro ne sof­fri­rebbe. Ma il costo del lavoro è deci­sa­mente soprav­va­lu­tato, per ragioni in parte ideo­lo­gi­che, tra i fat­tori di quella ridu­zione dell’occupazione strut­tu­ral­mente incar­di­nata nelle tra­sfor­ma­zioni del modo di pro­du­zione stesso. Nes­sun impren­di­tore, se il mer­cato non «tira», sarà dispo­sto a impie­gare lavoro, sia pure for­te­mente «detas­sato». E se lo sconto non finirà anche, signi­fi­ca­ti­va­mente (altro che 80 euro), nelle tasche dei lavo­ra­tori, i con­sumi, già ber­sa­glio pre­di­letto dell’ideologia fiscale libe­ri­sta, lan­gui­ranno e il mer­cato in conseguenza.

Il pro­blema non sem­bra pre­oc­cu­pare le sini­stre di governo, impe­gnate nel festeg­giare rumo­ro­sa­mente mode­sti quanto effi­meri incre­menti del tasso di occu­pa­zione a fronte di van­taggi e poteri sem­pre mag­giori con­cessi agli impren­di­tori. Inol­tre, se il bacino del lavoro sala­riato si con­trae, biso­gnerà tro­vare altre fonti di introito fiscale. La per­se­cu­zione del lavoro auto­nomo e pre­ca­rio di massa, privo di ogni tutela, è una di que­ste. L’altra è quella pic­cola pro­prietà (abi­ta­zioni, auto), in larga parte ipo­te­cata da ban­che e finan­zia­rie che, non essendo fonte di ren­dita (quella cata­stale è una pura espres­sione meta­fi­sica) è di fatto indi­stin­gui­bile dal con­sumo, puro e sem­plice valore d’uso.

Con il che ritor­niamo al prin­ci­pio ultra­li­be­ri­sta secondo cui non il pos­sesso o il rispar­mio (valore di scam­bio) devono essere tas­sati ma, appunto, l’uso. Per dirla con una for­mula è pro­ba­bil­mente la «tas­sa­zione della vita», nel suo svol­gersi indi­vi­duale e col­let­tivo, una nuova impor­tante leva dell’estrazione di valore. Cosic­ché la disputa se debba essere detas­sata la prima casa o il lavoro è di assai scarso interesse.

Le domande deci­sive sono tutt’altre. Che cosa dav­vero ali­men­tiamo con le nostre tasse? Che ruolo svolge oggi il pre­lievo fiscale nel pro­cesso di accu­mu­la­zione? Si deve con­ti­nuare a rite­nere lo stato il pro­ta­go­ni­sta prin­ci­pale della spesa pub­blica o con­qui­stare spazi cre­scenti di auto­ge­stione delle risorse? E, infine, esi­ste ancora, e in quali forme, una pos­si­bi­lità di con­trollo demo­cra­tico sull’imposizione e la spesa? Ha senso con­ti­nuare a igno­rare, magari nell’illusione di poterli con­trap­porre, il rap­porto tra capi­tale finan­zia­rio e sovra­nità statali?

Per come stanno oggi le cose, le ragioni di Masa­niello e di tutte le classi popo­lari che per secoli si sono rivol­tate con­tro dazi e gabelle, desti­nati a ripia­nare i debiti con­tratti dalle corti con i ban­chieri dell’epoca per finan­ziare i pro­pri sfarzi e le pro­prie guerre, non sem­brano affatto superate.

Le forme cam­biano, ma l’espropriazione resta.



21 ottobre 2015

Trapani-Italia manovre di guerra ..No Comment!

Che la guerra sia vicina non c'è bisogno di dirlo, la differenza essenziale con la seconda guerra mondiale è che quella guerra  si è combattuta per la Democrazia un ideale di Libertà per un modello di vita non condizionato dal Fascismo. 
Nei fatti quasi tutte le aspettative sono state tradite, le nazioni che hanno vinto non sono state capaci di formulare un modello di vita convincente, equo, pulito da corruzione nel quale i Cittadini intesi come popolo, siano la valenza maggiore del sistema.
Una nazione è forte se il suo popolo è forte, ora l'unica cosa per cui siamo forti è la distrazione prodotta dai media generalisti e dalla mafia negata e nella corruzione coperta dal dispotismo politico
Se scoppierà una guerra mondiale sarà solo per i soldi e chi la vincerà sarà solo per avere più soldi innescando una fine prematura della terra proiettata in un vertice di egoismo e avidità, purtroppo già evidente, consolidata e affermata con il problema ecologico ormai troppo tardi da risanare, il clima   sta strutturando una società futura consolidata sulla lotta per il Dio denaro rappresentato dalle varie confessioni religiose. 

Mentre stanno avvenendo queste manovre NATO/OTAN in risposta ad altre manovre opposte, l' America firma un memorandum con Mosca  Memorandum of Understanding (MOU)  con gli Stati Uniti sulle operazioni di volo sicure oltre Siria.
Il memorandum contiene una serie di norme che regolano tutti i velivoli tra cui  quelli dei droni per evitare un incidenti.

La situazione peggiora giorno per giorno e ormai converge su delle posizioni trasparenti Turchia, Quatar, Arabia Saudita, che secondo alcuni media internazionali sono  forze vicine a Al -Qaeda, i Fratelli Mussolmani, i talebani, lo Stato islamico e Jabhat al-Nusra , una specie di opposizione Sunnita che sta tifando per la terza guerra mondiale.

Pubblichiamo di seguito alcune opinioni  su queste manovre fatte dal Manifesto, da Sputinik (Russia) e un articolo d'indicazione ma sul mar della Cina (non vi è nessuna presa di posizione diretta a questo momento per queste manovre) dello Xinhua (Cina) per il resto lo si può leggere sulle testate sovvenzionate e indirizzate dallo Stato. 
E' nostra opinione che la crisi potrebbe avere un'accelerazione se non imminente immediatamente successiva alle elezioni Americane che si terranno l'8 novembre del 2016.


Ripetiamo comunque il concetto!: quale guerra, quali sacrifici deve fare ancora la gente pur di arricchire alcuni e discapito di altri? Quale futuro per l'uomo visto ancora come potenziale schiavo ancor prima di nascere!

La questione non funziona più!

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Trapani-Italia manovre di guerra 

Manlio Dinucci
Cerimonia di apertura, ieri nella base aerea di Trapani Birgi, della Livex, la fase «dal vivo»  (con 36 mila uomini, 60 navi e 200 aerei) dell’esercitazione Nato Trident Juncture in corso in Italia, Spagna e Portogallo. Serve a testare la capacità della «Forza di risposta» (40mila uomini), in particolare della sua «Forza di punta ad altissima prontezza operativa» proiettabile in 48 ore fuori dall’area Nato sia verso Est che verso Sud, il cui comando operativo viene esercitato nel 2015 dal Joint Force Command di Lago Patria (Napoli), agli ordini dell’ammiraglio Usa Ferguson. 


A tagliare il nastro alla cerimonia di Trapani, alcuni dei massimi esponenti dell’Alleanza. Il generale statunitense Breedlove, Comandante supremo alleato in Europa (carica che, informa la Nato, spetta «tradizionalmente» a un generale o ammiraglio Usa, nominato dal Presidente): Breedlove ha «due cappelli di comando», poiché allo stesso tempo è a capo del Comando europeo degli Stati uniti, ossia fa parte della catena di comando Usa  che ha la priorità assoluta, ponendo di fatto la Nato agli ordini del Pentagono. 

Accanto a lui, alla cerimonia di Trapani, il vicesegretario della Nato, l’ambasciatore statunitense Vershbow che ha fatto carriera promovendo «le relazioni militari tra gli Usa e gli alleati europei» e, allo stesso tempo, «la democrazia e i diritti umani nella ex Unione Sovietica»:  dopo essere stato ambasciatore Usa presso la Nato durante la guerra alla Jugoslavia, ricopre oggi la carica di vicepresidente del Consiglio Nord Atlantico, il principale organo decisionale dell’Alleanza  nel quale, per statuto, «non ci sono votazioni né decisioni prese a maggioranza», ma «le decisioni vengono prese all’unanimità e di comune accordo», ossia d’accordo con gli ordini di Washington. 

Gli alleati meritevoli vengono però ricompensati: alla cerimonia di Trapani ha partecipato il generale francese Mercier che, per i meriti acquisiti nelle guerre contro la Jugoslavia, l’Afghanistan e la Libia, è stato messo a capo del Comando per la «trasformazione» della Nato, il cui quartier generale è a Norfolk in Virginia (Usa). Presente a Trapani anche il generale ceco Pavel, nominato presidente del Comitato  militare della Nato e, in tale veste, principale consigliere del Consiglio Nord Atlantico, al quale trasmette il parere «basato sul consenso» dei capi di stato maggiore dei paesi Nato: Pavel, già ufficiale dell’intelligence, ha acquisito grossi meriti agli occhi del Pentagono soprattutto quando è stato rappresentante militare ceco al quartier generale del Comando Centrale Usa a Tampa in Florida e in quello avanzato nel Qatar all’epoca della seconda guerra contro l’Iraq. All’ombra di questi grandi, il sottosegretario alla difesa Alfano che, alla cerimonia di Trapani, ha avuto l’onore di partecipare a una conferenza stampa congiunta  col vicesegretario della Nato,  lo statunitense Vershbow. 

E l’Unione europea cosa fa mentre la Nato sotto comando Usa svolge in Europa una delle più grandi esercitazioni di guerra? La sostiene, sia perché 22 dei 28 paesi della Ue sono membri della Nato, sia perché ufficialmente la Nato «resta il fondamento della difesa collettiva» dell’Unione. Per riaffermare tale principio, il presidente del Consiglio europeo, il polacco Donald Tusk, è andato il 13 ottobre al quartier generale Nato, accolto dal segretario Stoltenberg. E il 15 ottobre una rappresentanza dello Staff militare Ue si è trasferita al quartier generale della Task force congiunta della Nato, a Saragoza,  per seguire gli sviluppi della Trident Juncture. L’esercitazione, ha dichiarato Vershbow ieri a Trapani, dimostra come «possiamo lavorare insieme con l’Unione europea sotto pressione». 

Esercitazioni di tale ampiezza, ha sottolineato Vershbow, venivano condotte durante la guerra fredda contro la minaccia sovietica. «Oggi fronteggiamo una situazione molto più instabile e potenzialmente più pericolosa» poiché «la Russia ha illegalmente annesso la Crimea, appoggia i separatisti in Ueraina ed è entrata nella guerra in Siria dalla parte di Assad». Per questo la Nato sta testando con la Trident Juncture e altre esercitazioni (oltre 300 nel 2015) «la nostra capacità di muoverci rapidamente e decisamente al di là dei nostri confini per proteggere i nostri partner e i nostri interessi». Una vera e propria dichiarazione di guerra che la Nato lancia dall’Italia, paese che nella sua Costituzione ripudia la guerra. 
(il manifesto, 20 ottobre 2015)
Sullo stesso argomento vedi «La notizia / Nato – giochi di guerra dal vivo» su Pandora TV
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Le esercitazioni militari della NATO Trident frangente, che coinvolgono oltre 36.000 soldati provenienti da 30 paesi della NATO, insieme con 140 aerei e 60 navi, si sposteranno nella loro fase attiva il Mercoledì, 21 ottobre.

MOSCA (Sputnik) - La seconda fase degli esercizi, che durerà fino al 6 novembre, è che si terrà in Spagna, Italia, Portogallo, così come nel Mar Mediterraneo e l'Oceano Atlantico e comprende l'aria, la terra e le forze marittime .
Lo scenario per le esercitazioni comprende una risposta militare della NATO ad una serie di potenziali sfide "dagli effetti della sovversione e attacchi terroristici alle armi convenzionali, attacchi informatici, Hybrid Warfare e crisi umanitaria", secondo il comunicato stampa di un blocco.
"L'esercizio fisico Trident Juncture dimostrerà che la NATO è pronta e in grado di difendere qualsiasi alleato contro qualsiasi minaccia in qualsiasi forma", ha detto il segretario generale della Nato Alexander vice Vershbow alla cerimonia di esercizio dal vivo le esercitazioni ", svoltasi il Lunedi apertura.
Comandante delle forze NATO in Europa Philip Breedlove ha detto che le esercitazioni Tridente congiuntura inviare "un messaggio molto chiaro a qualsiasi aggressore potenziale."
"Cerchiamo il confronto con nessuno. Per questo abbiamo invitato degli osservatori di tutto il mondo", ha sottolineato Vershbow.
La prima parte di "Trident Juncture - 2015" - a due settimana di comando e di staff esercitazioni che ha avuto inizio il 3 ottobre - avvolto in Canada, Norvegia, Germania, Belgio e Paesi Bassi lo scorso Venerdì.

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PECHINO, 17 ottobre (Xinhua) - La United States tentativi provocatori 'di violare la Cina nel Mar Cinese Meridionale sovranità stanno sabotando la pace e la stabilità regionale e militarizzare le acque.
La US Navy è riferito appresta a condurre una "libertà di navigazione" operazioni, l'invio di navi da guerra di 12 miglia nautiche delle isole cinesi nel Mar Cinese Meridionale. Le operazioni degli Stati Uniti possono avvenire in pochi giorni, secondo i rapporti.
Il mese scorso, nella sua risposta alla richiesta della Cina di sovranità sul Mar Cinese Meridionale, il Segretario della Difesa Ash Carter ha detto gli Stati Uniti "volerà, vela e utilizzare ovunque il diritto internazionale consente, come facciamo in tutto il mondo."
Casa Bianca portavoce Josh Earnest ha detto l'8 ottobre che navi da guerra statunitensi che pattugliavano vicino alle isole artificiali costruite dalla Cina nel Mar Cinese Meridionale "non dovrebbero provocare reazioni significativo dai cinesi."
Non dimentichiamo che nel mese di ottobre 1962, quando l'Unione Sovietica stava costruendo siti missilistici a Cuba - neanche sul suolo degli Stati Uniti - il presidente americano Kennedy ha detto chiaramente in un discorso televisivo che gli Stati Uniti non avrebbe "tollerare l'esistenza del siti missilistici attualmente in vigore. "
Cosa diavolo fa gli Stati Uniti che la Cina dovrebbe e tollera quando US navi di superficie sconfinamento in territorio cinese nel Mar Cinese Meridionale?
La Cina non potrà mai tollerare alcuna provocazione militare o una violazione della sovranità da parte degli Stati Uniti o di qualsiasi altro paese, proprio come gli Stati Uniti rifiutarono di 53 anni fa.
Posizione della Cina sulle dispute Mar Cinese Meridionale è ferma e chiara. La sovranità della Cina e rivendicazioni di diritti su isole Nansha e le loro acque adiacenti nel Mar Cinese Meridionale sono state formate nel lungo corso della storia e sostenuta da governi cinese successivi, e hanno fondamento storico e giuridico adeguato e solido.
Così come l'articolo 15 della Nazioni Unite Convenzione del diritto del mare stipula, delimitando le acque territoriali della Cina e di altri paesi del Mar Cinese Meridionale sono in conformità con "il titolo storico" della Cina nella regione.
Cina è sempre stata, in modo costruttivo ed efficace, un sostenitore fermo della libertà di navigazione, così come la pace e la stabilità nel Mar Cinese Meridionale. E la Cina ha promesso di continuare a farlo in futuro.
La costruzione della Cina di strutture civili e pubbliche sulle isole e scogli Nansha, che rientrano nel campo di applicazione della sovranità della Cina, serve non solo la Cina ma anche nazioni costiere nel Mar Cinese Meridionale.
Ad esempio, due fari di nuova costruzione sulle barriere coralline in regione hanno contribuito a vasi guida di passaggio da tutto il mondo e migliorata in modo significativo la sicurezza della navigazione.
Contrariamente a Stati Uniti sostiene, sarà negli Stati Uniti, come un outsider, che provoca ulteriori tensioni nel Mar Cinese Meridionale con l'invio di soldati e navi da guerra di territorio cinese, in nome della "libertà di navigazione".
Questa non è la prima mossa da parte degli Stati Uniti di minare la pace regionale e la stabilità che la Cina ha lavorato così duramente.
Nel corso degli ultimi anni, gli Stati Uniti hanno tenuto frequenti esercitazioni su larga scala con i suoi alleati nel Mar Cinese Meridionale, flettendo i muscoli militari.
Secondo il sito web del Dipartimento della Difesa, il paese ha schierato migliaia di funzionari civili e militari, così come un gran numero di armi, per la regione del Pacifico.
Per destabilizzare la regione e contenere la Cina, gli Stati Uniti hanno deliberatamente coinvolto nazioni non-partito, come ilGiappone, nel numero di Mar Cinese Meridionale e suscitato controversie tra la Cina e le altre parti, compreso il Filippine.
In nessun modo la Cina saprà lasciare che i provocatori fare le onde in acque che dovrebbero essere caratterizzati da pace, l'amicizia e la cooperazione.
Lo scorso anno, il volume commerciale bilaterale tra Cina e membri dell'Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN)ha superato 480 miliardi di dollari.
Nazioni interessate hanno altra scelta che affrontare congiuntamente con dispute nel Mar Cinese Meridionale, che rappresentano una minaccia per lo sviluppo e la prosperità dei partiti nella regione.
Il 18 settembre, in risposta alle osservazioni fatte dal comandante delle forze Usa nel Pacifico sulla perlustrazione del Mar Cinese Meridionale, un portavoce del ministero degli Esteri cinese ha detto la Cina, come gli Stati Uniti, sostiene la libertà di navigazione nelle acque.
Tuttavia, il portavoce ha sottolineato, la Cina si oppone a qualsiasi sfida del paese, in nome della libertà di navigazione, alla sovranità della Cina e la sicurezza nel Mar Cinese Meridionale.
Durante una visita in Europa nel marzo 2014, il presidente cinese Xi Jinping ha sottolineato che il suo paese "non suscitare alcun problema, ma risolutamente salvaguardare i suoi legittimi diritti" quando si tratta di sovranità e l'integrità territoriale.
Anche se rafforzare la fiducia reciproca e la gestione delle controversie attraverso visite ad alto livello e colloqui rimane ancora la prima opzione per la Cina, il paese, senza alcun dubbio, di adottare contromisure contro gli Stati Uniti, se non si ferma provocazioni militari che infrangono la Cina.
Le persone con problemi di vista a Washington dovrebbero e devono vedere chiaramente la determinazione della Cina nella salvaguardia della sovranità nazionale e la sicurezza regionale.

14 ottobre 2015

Disuguaglianza e politica fiscale

Evento Pubblico
Disuguaglianza e politica fiscale

Martedì 20 Ott 2015 - 9:30 del mattino a 11:00 del mattino

Relatori

Min Zhu
Vice Direttore Generale, del Fondo Monetario Internazionale

Nancy Birdsall
Presidente, Center for Global Development

Nora Lustig
Samuel Z. Pietra Professore, Tulane University e non residenti Fellow, Center for Global Development

Anit Mukherjee
IDRC Fellow, Center for Global Development

Ospite

Rajesh Mirchandani
Senior Director of Communications and Policy Outreach, Center for Global Development

Il considerevole aumento della disuguaglianza di reddito in molte parti del mondo, a partire dagli anni 1990 e le gravi conseguenze della crisi economica e finanziaria globale hanno portato la questione della distribuzione in cima all'agenda politica di. La sfida per molti governi è quello di affrontare le preoccupazioni per la crescente disuguaglianza e contemporaneamente promuovere l'efficienza economica e la crescita più robusta.

Discussione della manifestazione sarà incentrata sulla disuguaglianza e politica fiscale, un nuovo libro edito da Benedetto Clements, Ruud de Mooij, Sanjeev Gupta, e Michael Keen del Fondo monetario internazionale. Un messaggio importante del libro è che la crescita e l'equità non sono necessariamente in contrasto; con la combinazione di strumenti politici e progettazione attenta politica, i paesi possono in molti casi ottenere migliori risultati distributivi e migliorare l'efficienza economica. Studi nazionali dimostrano la varietà di sfide e la capacità differente di affrontare questo problema più fondamentalmente.

https://www.cvent.com/events/inequality-and-fiscal-policy/registration-4395725bcf6547f897731950951bd867.aspx

10 ottobre 2015

Forse non sarà troppo tardi?



Forse non sarà troppo tardi?



Dopo anni in cui la gente semplice, coloro che non erano coinvolti in interessi economici speculativi,  hanno richiesto inascoltati. Dopo che milioni di morti sono state provocate da inquinamento. Dopo che nelle città i bambini si sono orrendamente ammalati, che agli anziani manca il respiro, che le bronchiti croniche sono divenute consuetudine, che si muore per tumore provocato dall'inquinamento, che il clima è cambiato, che la terra è distrutta da scavi e perforazioni, che nel fondo dei  mari giacciono carcasse di navi  colme di prodotti tossici, che negli oceani si sono formate intere isole di rifiuti, che anche l’acqua da bere è inquinata, che se chissà quant'altro sta succedendo che non sappiamo. Tutto questo in nome del progresso!
Nella realtà questo è avvenuto  sotto gli occhi dei potenti,  in nome del profitto e della competizione per il domino del mondo, lasciando inascoltate le urla di dolore della gente. Poteri che hanno provocato e altri che hanno accettato in silenzio  questo male,  ora cercano di guidare l’indignazione popolare.
Stati che hanno assistito al degrado della terra pur professando Credo e preghiere per il bene dell’uomo so o coinvolte e responsabili sia economicamente che moralmente nel loro opportunistico silenzio.
Sono responsabili di aver abbandonato l’umanità  che soffriva.
Sostenere di voler proteggere contro il male l’uomo,  di  volerlo mettere e obbligare  sin dalla nascita nel proprio gregge quale buon Pastore, di sostituirsi a Dio in terra per poter avere un potere condizionante e non aver fatto nulla è una colpa imperdonabile.

Per alcuni scienziati la vita è già compromessa ma anche in questo caso le stesse forze che hanno provocato il disastro vorrebbero limitare lo sviluppo di alcuni per trarre ancora un furbesco beneficio, in questo contesto la guerra economica è in atto.  Fidarci ancora di coloro che ci hanno sfruttato zittito e ucciso? Troppo Tardi!